Aiuto, mi sono disconnesso! Cosa è la FOMO?
Per capire cos’è la FOMO, ti racconto la storia di S.

S. arriva da me circa un anno fa, mi racconta di sé e quasi alla fine, dice che passa numerose ore la settimana sui social (forse 30 o più). Il suo timore è di perdersi qualcosa, di rimanere esclusa, di non far parte di cose belle e interessanti. È interessata alla vita degli altri per capire quanto possono essere più felici di lei e così apre le app ad ogni notifica e le notifiche sono numerose e frequenti.

Mi è chiaro che potrebbe trattarsi di FOMO.

Che cos’è la FOMO?

FOMO è acronimo di Fear Of Missing Out, cioè letteralmente paura di essere estromessi, tagliati fuori.
Alcune fonti affermano che la parola FOMO sia stata introdotta nel 2004 ad opera di Patrick McGinnis, un venture capitalist e autore americano, in un articolo sulla rivista “The Harbus”.

In realtà, l’origine della parola è anglosassone ed è stata coniata nei primi anni del 2000 per descrivere un’ansia legata a qualunque tipo di estromissione: partecipazione ad un evento, impossibilità di acquistare un prodotto, non usufruire di un servizio, di non poter seguire una data moda, una qualunque ansia legata ad una impossibilità; quindi l’accezione non è sempre stata del tutto psicologica come la intendiamo oggi.

È solo nel 2010 che inizia ad essere utilizzata in ambito clinico e psicologico per descrivere un’ansia eccessiva causata dalla dipendenza dal mondo virtuale, ed è con questo significato che viene registrata dall’OED (Oxford English Dictionary).

Da questo momento, inizia ad essere utilizzata per indicare la patologia legata alla dipendenza dalla tecnologia e all’ansia da estromissione sociale, accentuata dalla continua ricerca e consultazione di post e storie pubblicate sui social.

Chi colpisce la FOMO?

È facile intuire che la FOMO riguardi più gli adolescenti e le ricerche evidenziano che ne sono colpiti soprattutto gli adolescenti maschi.
Questo però non esclude le fasce adulte che usano i social: non è raro anche tra gli adulti sentirsi esclusi dal gruppo, sentire di non avere abbastanza follower e percepire ansia per stili di vita irraggiungibili, ma desiderati.

Sia nel caso degli adulti che in quello degli adolescenti, la FOMO è spesso legata anche al voler sapere se post e storie possono piacere agli altri, quindi si consultano continuamente i like ottenuti, ci si collega costantemente per rispondere in tempo reale alle notifiche, fino a sviluppare comportamenti ossessivi o ansiogeni legati alle mancate risposte.

Come si riconosce la FOMO?

Una delle sensazioni principali legate alla FOMO è percepire la vita degli altri come più bella ed interessante della nostra.

La FOMO si caratterizza per due comportamenti in particolare:

  • gli altri hanno esperienze positive a cui io non sto partecipando o non posso partecipare;
  • devo rimanere in contatto con gli altri attraverso i social (quindi controllo costantemente il cellulare e le notifiche).

La paura di rimanere esclusi è sempre esistita e chissà a quali esperienze e vissuti si aggancia nella nostra vita, ma oggi diventa più difficile da gestire perché i social (per esempio le storie su Instagram) ci espongono costantemente alla vita degli altri e al controllo ossessivo di ciò che sta accadendo fuori da noi.

Quali sono i sintomi della FOMO?

FOMO e dipendenza sono molto collegate, nello specifico la FOMO può essere riconosciuta come una dipendenza da smartphone e da social.

Questo tipo di dipendenza si caratterizza per:

  • lettura continua delle notifiche;
  • sentire il bisogno di essere sempre connessi;
  • controllo ossessivo e compulsivo del telefono.

Con quali conseguenze?
La ripetizione costante di questi comportamenti, può portare ad ansia, insonnia, stress, depressione.

Da cosa è causata la FOMO?

Le cause possono essere multifattoriali e probabilmente non è possibile riconoscerne una uguale o simile per tutti. Di fatto, il bisogno alla base può essere riconosciuto nella necessità di appartenere ad un gruppo, di essere incluso.

Alcune ricerche scientifiche mostrano come alla base spesso ci sia la necessità, per altro basilare per l’uomo, della socialità.

Socializzare di per sé è positivo, intrattenere buone relazioni è un aspetto fondamentale nella vita dell’uomo; il problema è che nella FOMO lo strumento è spesso compensatorio: il cellulare diventa una compensazione di ciò che si sente di non avere e che si vorrebbe, cioè la vita e le relazioni altrui.

Questo denota spesso un problema di autostima e di poco valore rispetto alla propria vita a favore di quella degli altri.

Com’è andata con S. nella cura della FOMO?

A prescindere dai motivi personali che hanno portato S. a servirsi della vita altrui attraverso il cellulare, la prima cosa che dobbiamo ricordare è che ciò che vediamo sui social non corrisponde alla realtà.

La FOMO è una dipendenza; secondo la Gestalt Therapy ciò che definisce una dipendenza patologica non è solo l’oggetto del comportamento e il comportamento stesso, ma come questo agisce sul vissuto del soggetto. 

La dipendenza quindi si definisce in base a due concetti fondamentali: il tempo che usiamo e la pienezza-integrità, cioè quanto il comportamento che mettiamo in atto risulta pervasivo nella quotidianità, che rapporto nasce tra oggetto e soggetto e quali sono i vissuti che scaturiscono da questa relazione, a volte assolutistica.

Nella mia esperienza come terapeuta, conoscendo la vita di tante persone, posso affermare che ciò che osservo sui social spesso non corrisponde a ciò che ascolto: la persona sorridente e ben vestita che vedo in una storie, non è quella reale.

Ricordiamo che la FOMO è una forma di ansia e come tale può essere affrontata stando nel qui ed ora: se vivo pensando che sto perdendo il momento migliore della mia vita, beh a quel punto lo avrò di certo perso!

Inoltre, se sto a guardare la vita degli altri, forse lo sto facendo in solitudine e la solitudine non è un sentimento da cui scappare sempre. 

La solitudine può essere uno strumento di crescita e conoscenza personale, oltre ad un’occasione per imparare che possiamo stare bene anche soli e acquisire maggiore autonomia.

È qui che nasce la JOMO!

La JOMO è la Joy off Missing Out, cioè la gioia di perdersi qualcosa. Esattamente il contrario della FOMO!

Si tratta della possibilità di godere della realtà che sto vivendo, del momento in cui mi trovo, nel qui ed ora.

È la possibilità di vivere senza per forza pensare che qualcosa di meglio sta accadendo altrove, in un altro momento con altre persone.

Per favorire questo processo, le domande che ho fatto ad S. sono state:

  • puoi godere di quello che hai/fai ora?
    sei davvero obbligata ad essere perfetta in tutto?
  • Forse quello che hai scelto per te in questo momento è esattamente quello che fa per te..

Può darsi che questo pensiero ti stia dando sollievo.